#PrayForItaly

di Francesca Pierluca
Una calamità naturale si è abbattuta sul nostro Paese: il Centro Italia (più precisamente tra Marche, Lazio e Umbria) è stato colpito nella prima mattina del 24 agosto da un violento terremoto con magnitudo 6.0
Molta è stata la solidarietà riscontrata tra i messaggi da parte dei governatori di molte regioni, amministrazioni cittadine e associazioni pronte a mettere a disposizione mezzi e uomini per i soccorsi; ma oltre ai canali di comunicazione istituzionali attraverso i social network le notizie e le iniziative si sono diffuse e moltiplicate. Vi è stata una vera e propria mobilitazione su Facebook e Twitter per offrire sostegno e raccolte di beni di prima necessità. Hashtag #terremoto e #PrayForItaly sono in cima ai trend. Nei Trend il picco di ricerche è stato registrato per Amatrice, uno dei comuni più colpiti. Facebook ha attivato il servizio “Safety Check” per permettere agli utenti di far sapere che stanno bene in caso di emergenze.
Purtroppo a fronte di ciò ci si imbatte, come spesso è accaduto nel corso di questi anni, in quello che può definirsi il “giornalismo del dolore”. Ebbene sì, non basta la sofferenza, la tragicità di quel che è accaduto, non basta a fermare programmi televisivi (e non solo) che incappano in queste vicende centrate su situazioni di disagio individuale o sociale. Storie in questo caso legate ad una calamità naturale dall’esito tragico, casi accomunati dal senso di sofferenza vissuto dai singoli, nelle famiglie o nelle comunità più allargate. Il tutto purtroppo viene declinato in un senso che molto concede allo spettacolo del dramma personale o collettivo.
#PrayforItaly

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