di Giovanna Delvino

Il ritorno agli anni Ottanta è la moda del momento.

Abbigliamento, musica e media non fanno che dimostrarlo.
Le serie più popolari da gustare online parlano chiaro: tra le più guardate Glow e Stranger Things.
Anche la tv non rimane indifferente all’effetto Amarcord, chiaro nella celebre fiction glitterata “The Goldbergs”,  e nella scelta di una programmazione ricca di episodi de “I Robinson” o de “La Signora in Giallo”. Persino il cinema si dedica alle sperimentazioni, come dimostra il premio Oscar per gli effetti speciali “Blade Runner 2049” (il sequel del noto film del 1982) o il film “Ready Player One”, con chiari riferimenti a Marty McFly nell’abbigliamento e nei gadget del protagonista.

Sindrome dell’età dell’oro.

La sindrome dell’ Aurea Aetas, anche conosciuta come “sindrome dell’ Età dell’Oro”, è sempre stata diffusa, poiché spesso si tende ad idealizzare un’epoca passata come il periodo socioculturale ideale in cui vivere. Non è certo un caso che ciò accada in un’epoca di transizione come la nostra, in cui internet ed il web si evolvono ogni giorno in potenzialità ed immediatezza.
Gli anni Ottanta sono fortemente connotati dalle prime forme di diffusione e condivisione di massa riguardanti le tematiche più disparate, dai misteri alle filosofie di vita, dai prodotti reperibili oltreoceano, alle mode ed i trend.

Fantascienza.

Ma soprattutto, è l’epoca della fantascienza, supportata da un gran numero di mitici personaggi in incognito, muniti di tecnologie speciali ed invincibili, capaci di incantare tutti gli spettatori. Robot al servizio dell’uomo, geolocalizzatori, orologi da cui poter comunicare, macchine che rispondono alla voce umana. Questi anni ci parlano dunque di un tempo in cui le nostre attuali strumentazioni risultavano essere privilegio di pochi eletti. Prima desideravamo avere le loro stesse potenzialità, oggi desideriamo essere loro per saper usare al meglio le nostre apparecchiature.

Desiderio, immedesimazione, nostalgia.

Tra i protagonisti immersi nelle realtà utopistiche delle nostre serie preferite però, riconosciamo anche gente comune, coinvolta per caso in situazioni eccezionali. Giovani a caccia di scandali, uomini assuefatti dai media, fieri nerd attorno ad un gioco da tavolo.
Tutti temperamenti non troppo diversi dai nostri. Ci somigliano, pur essendo distanti da noi più di trent’anni; non sembrano tanti, ma lo sono per le rivoluzioni di una società in mutamento.
Ecco come al desiderio si aggiunge l’immedesimazione. Due ingredienti perfetti per fidelizzarci irrimediabilmente.
Gli stessi film che ci avevano profetizzato il potere e le comodità del progresso, diventano oggi rassicuranti alternative alla quotidianità e alle innovazioni che si sono alla fine concretizzate. Ci ricordano l’agrodolce sapore dei “bei tempi andati”, lasciando che rivoluzione e malinconia si sposino e ci aiutino ad accettare che ciò che ci sembrava così lontano qualche anno fa, oggi è reale.
Tutto quello che ci circonda è cambiato e, come in ogni fase di passaggio, il legame con il passato ci rincuora e ci conforta, dando forza al terzo elemento irresistibile: la nostalgia.

Il rischio del disincanto.

Remake, sequel e rivisitazioni ci ricordano il primo step verso la nostra società attuale.
Profumano di grandi classici e rinnovano la nostra memoria, lasciandoci spuntare un sorriso per le doti di una spia irrintracciabile o facendoci tormentare per un bambino scomparso senza cellulare e senza computer da setacciare. Se le stesse storie fossero ambientate in un mondo come quello attuale, dove tutto è possibile e raggiungibile, difficilmente ci farebbero amare gli stessi personaggi con la stessa empatia. Il prezzo da pagare per la nostra tecnologia prêt-à-porter è il disincanto.
Veniamo ormai dominati da una strana sensazione: che ogni forma di immaginazione umana diventerà concreta e tangibile tra qualche anno. Allettante quanto spaventosa prospettiva, che nasce proprio trent’anni fa, quando la fantascienza degli anni ‘80 immaginava la scienza di oggi. Tra desiderio, immedesimazione e nostalgia, la sintesi perfetta di una tale propensione è semplice: gli anni Ottanta ci ricordano da dove eravamo partiti. A noi non resta che consolarci con feste a tema, acconciature vaporose, film e serie per dimenticare il nostro disincanto e riassaporare la magia del sogno della nostra aurea aetas, potendoci rifugiare solo nel ricordo.
Almeno fino alla invenzione della DeLorean, ovviamente.

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