di Salvatore Liguori

Il facile accesso ai mezzi di comunicazione che costituisce prerogativa della contemporaneità, ha provocato una tragica presa di coscienza da parte degli utenti: aspettarsi brutte notizie, come gli attentati terroristici, è quasi normale. L’ultimo, in ordine di tempo, si è verificato a Nizza. Questi eventi  anche dal punto di vista del racconto mediatico, rispecchiano i paradigmi delle nuove narrazioni nell'epoca della convergenza digitale.

 

- CROSSMEDIALITÀ:  La possibilità di creare prodotti, spesso potenti eventi live come gli attentati terroristici, che possano trovare spazio su più media possibili, vecchi e nuovi;

- L'elaborazione di un GRAN MASTER: l'idea con cui seminare morte già "naturalmente" strutturata per declinarsi su più piattaforme, ognuna delle quali con una propria forma di insinuazione del terrore nelle coscienze occidentali:  un gruppo di fanatici si organizza segretamente per attuare strategie per attentare alla cultura occidentale; sequestri di persona e irruzioni in luoghi molto frequentati come manifestazioni, ristoranti, sala concerti, aeroporti, e, con atti sacrificali o armi, uccidere quelli che per loro rappresentano l'antitesi di un mondo giusto;

- MOLTI-MEDIALITÀ: la forza degli eventi tragici e le normali abitudini di diffusione e ricerca delle informazioni mettono a disposizione dell'intera utenza mondiale una sempre crescente quantità di dispositivi su cui fruire dei contenuti, e quindi degli attentati: dalla stampa ai più istantanei mobile device;

- MEDIA ON DEMAND: i siti di informazione, le tv all-news, il passaparola sui social, forniscono contenuti che l'utenza può reperire quando vuole per tenersi aggiornati o semplicemente per appagare quel desiderio, a tratti morboso, che la tragicità degli eventi procura nella mente dei fruitori di vedere e sapere sempre di più.

La combinazione degli elementi illustrati porta all'esplosione di UGC che contribuiscono alla diffusione della narrazione e di conseguenza del terrore. Tutti, dai network agli utenti, condividono video e stati sui social di testimoni che forniscono immagini, audio, e ogni forma di contenuto multimediale che restano perennemente a disposizione.  A tutto ciò, ai fini dell'alimentazione della narrazione, si aggiungono i commenti da tutto il mondo sui social e, sfortunatamente, della fan base del terrorismo: i fondamentalisti che sui social e altri canali web rivendicano gli attentati, commentano e festeggiano con slogan e dichiarazioni che non permettono di abbassare l'attenzione su ciò che accade.

 

Il mondo dell'informazione a sua volta, facendo il proprio mestiere, non potendosi limitare alla cronaca di quanto accade, diffonde le reazioni dei politici che con le loro dichiarazioni forniscono elementi al flusso narrativo di una storia, che da un po' di tempo a questa parte, sembra avere un finale aperto a cui, giorno dopo giorno, si aggiungono tristi capitoli per la storia dell'intera civiltà.

Il terrorismo vuole raccontarsi per alimentare il terrore di cui si nutre e la loro conoscenza del circuito mediatico ne rafforza la propaganda.


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