Le nuove sfide del dominio cyber secondo Ben Israel
Le parole del direttore del Blavatnik Interdisciplinary Cyber Studies Centre, dell’Università di Tel Aviv, in occasione del convegno “Cyber & Space Security”, organizzato dalla Link Campus University. Con lui anche Magrassi, Zatti e Russo 

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Da Formiche.net

Difendersi da attacchi cyber è un’esigenza sempre più sentita, soprattutto da quando l’informatizzazione, nel senso di “iperconnessione”, è entrata a gamba tesa nella vita quotidiana di tutti, rendendola più comoda, veloce, ma anche più vulnerabile. A sottolinearlo, il professore Isaac Ben Israel, direttore del Blavatnik Interdisciplinary Cyber Studies Centre, dell’Università di Tel Aviv, intervenuto al convegno “Cyber & Space Security”, organizzato dalla Link Campus University, nell’ambito del master in materia cibernetica promosso dall’Università romana. Con lui, a parlare di attacchi cyber (o cyber difesa) il generale Carlo Magrassi, consigliere del ministro della Difesa per la politica industriale, Pasquale Russo, direttore generale Link Campus University e Stefano Zatti, a capo del security office dell’Agenzia spaziale europea.

IL PERICOLO È A TERRA

Molte delle infrastrutture critiche mondiali – sottolinea Israel – dipendono da piattaforme spaziali (satelliti per l’osservazione della Terra, per telecomunicazioni, ecc.), che sovrintendono ad operazioni essenziali, come il trasporto aereo, il commercio, le comunicazioni e i sistemi di difesa (oggi sempre più connessi ed interoperabili con molteplici assetti, ndr), ed un potenziale nemico, potrebbe attaccare tutto questo, non necessariamente colpendo sistemi in orbita, difficili da neutralizzare, ma “hackerando” ad esempio i centri di controllo a terra.

NON SOLO INFRASTRUTTURE CRITICHE

Stesso vale, si sottolinea a Roma, anche per strutture più semplici piccole e di uso quotidiano, come banche, ospedali, e via dicendo. “Si cercherà sempre più di colpire – dice Israel – dove si è più deboli e meno difesi”. Le sfide in tema di cyber sicurezza si possono riassumere pertanto in quattro punti chiave: emergenza, scomparsa (dati), velocità (di risposta)e costante cambiamento.

SALE IL LIVELLO DI ATTENZIONE

Nei prossimi 4 anni almeno un altro miliardo di persone sarà connesso a internet, compresi Paesi – come Africa e India – che non hanno la cyber security nelle priorità. Un focus particolare è stato posto al convegno sullo spazio, anche in virtù del fatto che la cyber sicurezza sta acquisendo un ruolo sempre maggiore nell’agenda europea, tanto da inserirla nell’agenda Esa della prossimi ministeriale, che si terrà nel 2019.

SECURITY IN SPACE E FROM SPACE

Security in Space e Security from Space è la strategia dell’Esa, per sviluppare in queste due direzioni la sicurezza, intesa come safety e security. “La sicurezza nello spazio – spiega ad Airpress Zatti – è legata a disastri naturali o collisioni e quindi è mirata all’integrità delle piattaforme spaziali. La cyber security diventa quindi un elemento fondante. Tutti gli aspetti delle missioni sono infatti sottesi alla cyber security, perchè le minacce hanno a che fare con l’integrità delle missioni e dei dati, che, come la protezione dei satelliti, devono essere protetti a seconda della data policy. Ogni missione Esa ha una policy diversa: nelle missioni di osservazione della terra, come Copernicus, c’è un’estrema apertura, quello che serve pertanto è avere dati corretti e autenticati prima che vengano distribuiti a tutti. In altri tipi di missione invece, dove i dati sono più sensibili, come Galileo, solo entità qualificate li possono ricevere”.

GLI SVILUPPI IN AMBITO SATELLITARE

L’Esa a questo fine ha già sviluppato e implementato (sui Sentinel ci sono) soluzioni tecnologiche, come i cripto chip, a protezione dei sistemi spaziali in orbita, che possono essere utilizzati in diversi modi, a seconda della configurazione, nonché modificate in corso d’opera, a seconda dei requisiti e delle necessità. La protezione dei satelliti è più difficile per quelli nello spazio profondo, ma come spiegato da Israel, la minaccia viene dal punto di minor resistenza (da terra) e quindi “anche un satellite remoto puo’ essere deorbitato, utilizzando un semplice telecomando”. Soluzioni modulari e custumizzabili che si possono implementare in maniera diversa a seconda delle diverse minacce sulle diverse categorie di missione è per l’Esa la risposta migliore alle esigenze di protezione presenti e future delle infrastrutture spaziali.

FARE SISTEMA

“Sulla cyber security – afferma Carlo Magrassi nel suo intervento – serve una vision e fare sistema. A livello nazionale dobbiamo capire che il rischio di atti ostili è sempre più alto ed investire, mettendo risorse per salire di livello, il tutto non in competizione, ma in un’ottica di cooperazione”. “Cresce la tecnologia e crescono anche le minacce. Ogni informazione oggi passa da un computer”. Per Magrassi la cyber costituisce una seconda rivoluzione dopo l’atomica. “Con l’atomica abbiamo costruito uno strumento capace di distruggere il mondo. Oggi anche i sistemi atomici sono controllati da computer”.


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