di Fabiola Cerminara.

Sempre più Entertainment?

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, a servizio della società e del
suo sviluppo, aperto al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali e
immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e le
espone ai fini di studio, di educazione e di diletto” (definizione deontologica
dell’International Council of Museums ICOM, Austria 2007).
Da questa definizione possono partire molte considerazioni ma nello specifico qui vorrei
porre l’accento sulle parole comunicazione e diletto. Oggi i musei ed in genere i beni
culturali stanno attraversando un fenomeno di rimediazione del messaggio visivo,
percepito come emozionale, immersivo e partecipativo. Attraverso le nuove tecnologie
digitali applicate ai beni culturali stiamo assistendo ad un cambiamento di fruizione e di
‘diletto’ non solo dei musei e delle loro collezioni, ma ad un cambiamento che investe
l’intera sfera del figurativo e della sua narrazione e comunicazione. Realtà virtuale e
immersiva ne sono i protagonisti. Oggi le mostre immersive e ambientali sono in aumento
e catturano un grande pubblico. Esse fanno leva sull’emozione e sull’esperienza
partecipata e vissuta dal visitatore nel momento della fruizione.
Accade anche che i dipinti ‘si facciano’ cinema e gli attori diventino i protagonisti dei
quadri. Si pensi ad esempio all’ultimo film di Van Gogh ‘Loving Vincent’ proiettato nelle
sale cinematografiche ad ottobre 2017 e realizzato grazie al lavoro di sei anni di
centoventicinque artisti con 65 mila dipinti ‘animati’. È stato definito come il primo film
interamente dipinto.

L’esempio del MANN

Esemplare della convergenza dei nuovi media all’interno della realtà museale è il gioco
‘Father and Son’ prodotto dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e
scaricabile in dieci lingue, primo esperimento di questo tipo in Italia. Il giocatore si
identifica con un bambino che riceve una lettera dal padre archeologo in cui gli vengono
fornite varie indicazioni. Per scoprirne di più, il bambino, che non ha mai conosciuto suo
padre, decide di approfondire la ricerca partendo proprio dalle sale del MANN,
attraversando le strade di Napoli. Museo e città vengono scoperti passo a passo dal
visitatore che partecipa attivamente all’interno della storia sbloccando alcune funzioni del
gioco solo nelle sale del museo. In pochissimi mesi ‘Father and Son’ è stato scaricato da
più di un milione di utenti e ha fatto incrementare notevolmente il pubblico dell’istituzione
archeologica. Attraverso questa esperienza il museo sviluppa la ricerca, l’innovazione e la
sperimentazione, aprendosi ad una platea più ampia, proponendo nuovi modi di
‘educazione e di diletto’ e facendo convergere il passato e il presente (vissuto e ‘sbloccato’
attraverso la conoscenza del passato).

Lo storytelling

In quest’ottica occorre sottolineare l’importanza dello storytelling attraverso cui
le storie diventano mezzo per produrre attivamente cultura.
Lo storytelling oggi si riappropria della connotazione atavica di trasmissione della cultura,
dall’oralità verso il digitale, divenendo partecipato ed esperito, individuale e collettivo.
A proposito del pubblico e dei nuovi pubblici bisogna considerare che oggi i musei
svolgono la gran parte della comunicazione attraverso i Social (Facebook e Twitter) e le
vetrine Instagram e Pinterest, utilizzandoli come strumenti al ‘servizio della società e del
suo sviluppo’. Attraverso questi canali vengono anche promossi ‘contests’ aperti al
pubblico e agli artisti che, spesso, si svolgono poi effettivamente nel museo.
Nel caso particolare dei musei, i Social diventano un mezzo di promozione e
comunicazione condivisa per arricchire e completare l’esperienza della visita.

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