di Cristina Panzironi

Spotify, l’app di musica in streaming numero uno al mondo, continua a far parlare di sé.

Dopo lo sbarco degli scorsi giorni sul mercato giapponese (attraverso un partenariato con la locale Sony), sono diventati sempre più forti i rumors sulla possibile acquisizione di SoundCloud. La svedese Spotify, come riportato dal Financial Times, sarebbe infatti desiderosa di vestire l’abito da sposa e pronunciare il vantaggioso “si” con la “Youtube della musica”, ferma al momento in acque non proprio limpide.

Un matrimonio che porterebbe non pochi vantaggi a Spotify: la possibilità di accedere al quasi infinito catalogo di canzoni caricate dagli utenti stessi (così come avviene su SoundCloud) permetterebbe intanto alla svedese di ampliare il proprio elenco di titoli e generi e acquisire potere nella lotta alla supremazia con la rivale Apple. In questo modo potrebbe inoltre far a meno della quasi totale dipendenza dalle case discografiche e puntare, al contrario, alla nascita e pubblicizzazione di star “home-made”.

 

Daily Mix: la musica desiderata a portata di click

E mentre le trattative avanzerebbero, Spotify continua a lanciare novità, come ad esempio Daily Mix, playlist su misura per soddisfare i fruitori partendo proprio dai loro gusti. L’idea è infatti quella di proporre diversi mix generati attraverso l’unione delle tracce preferite dell’utente e di nuove canzoni, simili a quelle favorite. Un servizio che promette, ovviamente, di diventare sempre più accurato nel tempo grazie all’espressione di preferenze da parte dell’utente con una rimodulazione delle playlist proprio sulla base delle scelte effettuate nel tempo. L’esordio recentissimo ha riguardato sia la versione free dell’app che quella premium, come annunciato nella presentazione della nuova funzionalità che “con una riproduzione quasi illimitata permetterà agli utenti di trascorrere meno tempo ad aggiornare le proprie playlist e averne di più per godersi la musica che amano.”

 

Spotify vs Radio?

Un modo, dunque, per diventare sempre più competitivi, soprattutto alla luce dei recenti dati rilevati attraverso lo studio Audio 2016 di TNS, i cui risultati mostrano un importante cambiamento nelle modalità di fruizione relative al settore dell’intrattenimento, in un mercato estremamente mutevole e sempre in evoluzione.

Dalla ricerca, che ha coinvolto dieci paesi europei compresa l’Italia, è emerso quanto Spotify continui a fornire una reach incrementale alle principali stazioni radio, in particolare per quanto riguarda gli utenti tra i 15 e i 34 anni. “Spotify e radio condividono sia la tipologia di contenuti sia il formato pubblicitario. […] La radio è ascoltata per il 58% del tempo nel tragitto casa-lavoro, mentre Spotify ha una fruizione più omogenea e si sviluppa su una maggiore varietà di occasioni” ha affermato Luca Daher, sales director dell’azienda, il quale ha aggiunto: “mentre la radio è un mezzo che spinge a interazioni con altri device, il 40% dell’ascolto di Spotify avviene con un contemporaneo utilizzo del dispositivo.”

Un’app quindi che si adatta alle richieste di un utente sempre più abituato a vivere in un mondo sempre più crossmediale.


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